Che i giochi siano un veicolo importante per aiutarci a portare l’attenzione degli studenti sulle questioni matematiche è chiaro a chiunque si sia trovato a insegnare matematica in un qualunque ordine di scuola, ma è vero soprattutto per chi lavora con i bambini della scuola primaria che da sempre giocando imparano a “risolvere problemi”, cioè a fare proprio quello che la matematica prevede.
Ci sono alcuni bambini per i quali la competizione con sé stessi o con altri, che è intrinseca al gioco, è un fattore respingente che crea ansia e non induce il piacere della sfida e della conquista. Ci sono altri bambini, invece, che davanti a una sfida esprimono il meglio delle proprie capacità. Agli uni e agli altri abbiamo, come docenti, il compito di insegnare come gestire in modo proficuo il momento del confronto, senza timore e senza prevaricazioni. Siamo convinti, infatti, come del resto scriveva già Nelson Mandela, che “Non si perde mai. O si vince o si impara”.
I Campionati junior vogliono offrire un’occasione “protetta” in cui i nostri allievi possano mettersi alla prova e cercare di misurare le proprie attitudini contando sul nostro sostegno e sulla nostra complicità. Naturalmente, il nostro giudizio sulle loro competenze non dipenderà da come si classificheranno nei Campionati, ma lo stare a guardare come affronteranno anche questo “lavoro” ci darà indicazioni utili su come continuare a costruire il nostro insegnare. Se qualcuno che non se l’aspettava scoprirà di essere bravo a fare i giochi, noi avremo guadagnato un allievo più attento e disposto anche a sopportare la routine dell’addestramento e delle tecniche. Ma l’esperienza dei giochi sarà stata utile anche per quei bambini che in classe trovano tutto troppo facile e nei giochi troveranno invece un po’ di pane per i loro denti. I giochi che i Campionati propongono non saranno infatti esercizi standard, ma cercheranno, in termini molto semplici, di stupire e di proporre domande impreviste, di incuriosire e di intrigare.